Le storie di altro è un bel posto in cui si parla di tante cose, fateci un giro. Grazie alla redazione per lo spazio che ha dato all'Aquila e alla carriola di disegni. Qui si parla di noi e in questa galleria ci sono i nostri disegni.
martedì 3 maggio 2011
domenica 17 aprile 2011
Teatro Biblioteca Quarticciolo
La “Carriola di disegni” sarà presente a questo evento con Angela Maria Russo invitata a leggere alcuni dei suoi interventi scritti sul blog della Carriola.
Teatro Biblioteca Quarticciolo
Via Castellaneta 10 - Roma
Via Castellaneta 10 - Roma
21 aprile 2011 - dalle ore 19,00
ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili
foto Gustavo João de Andrade Vicente e Ilaria La Corte per la post-produzione
Serata di lettura condivisa
un'idea di Sabina de Tommasi realizzata con Massimo Talone
Da quando siamo entrati in dirittura dei 150 anni dell'Unità d'Italia, abbiamo ricominciato tutti ad interessarci alla storia, a studiare e ripassare la storia, a dolerci di non saperne abbastanza; a ripensare alla storia studiata e a quella vissuta e ascoltata.
La Storia studiata a scuola è quella dei condottieri e degli eroi.
Poi c'è la Storia raccontata dai nonni; e dagli artisti che in questi anni l'hanno amplificata e un po' riscritta a modo loro (Celestini, Paolini, Baliani, Enia, Vaselli, Cipiciani, e tanti altri).
Poi ci sono le storie di tutti i giorni, le paure e gli eroismi quotidiani, gli incanti, gli incontri, con gli appuntamenti della storia. Raccontati anche da scrittori improvvisati, ma efficaci, in centinaia di volumi.
Cosa ho fatto quando il primo uomo ha toccato la Luna? dove ho visto la partita che ha consacrato l'ltalia campione del mondo? dov'ero mentre attentavano a Borsellino??
Come eravamo. Perché in come eravamo c'è anche un po' di quello che saremo.
L'incontro è seguito da Fusoradio.net, una radio web che lo manda in diretta e lo registra, in modo che sia scaricabile in podcast e quindi riascoltabile sul computer o con un lettore mp3.
giovedì 14 aprile 2011
10 aprile 2011
una scritta anonima su un muro di fronte alla chiesa di S. Silvestro.
faccio mio questo pensiero e aggiungerei alla piazza tutto il resto della città.
faccio mio questo pensiero e aggiungerei alla piazza tutto il resto della città.
mercoledì 6 aprile 2011
Due anni ed è tutto come il 6 aprile 2009
L'Aquila, la notte del ricordo.
In 18mila piangono le vittime del sisma
La fiaccolata organizzata dalle associazioni dei familiari delle vittime ha fatto brillare il cuore della città.
Migliaia di persone, in silenzio, hanno ricordato i 309 morti nei crolli provocati dal terremoto del 6 aprile 2009.
di PIERA MATTEUCCI
L'AQUILA - Buio, silenzio e cielo pieno di milioni di stelle. Il tremore di migliaia di fiammelle che accende di rosso fuoco il cuore ferito dell'Aquila. 309 rintocchi e 309 nomi: gli aquilani alle 3.32 si fermano per il secondo anno a ricordare chi, a causa del sisma del 6 aprile 2009, non c'è più. Come l'anno scorso un lungo corteo è partito dalla Fontana Luminosa per percorrere senza rumore le strade intorno alla zona rossa.
....
3.32, rintocchi e lacrime. Il primo suono sordo della campana della Anime Sante è un colpo al cuore per tutti. E durano tantissimo i 309 rintocchi dedicati alle vittime del sisma. Piazza Duomo, che da due anni non sente più i rumori di una vita normale, sprofonda in un silenzio ancora più immenso, interrotto solo da qualche singhiozzo: sembra che la gente trattenga perfino il respiro per evitare qualsiasi suono. Poi la lista dei nomi di coloro che non ci sono più chiude la lunga notte dedicata al ricordo.
....
www.repubblica.it
Via Sturzo

Dopo due anni ci mancavano solo i falsi terremotati a raccontarci in tv come gli Aquilani vivano felici nella loro bella città perfettamente ricostruita, tranne i soliti pochi lazzaroni che preferiscono mangiare e bere a spese dello Stato...
Io all'Aquila ho visto una situazione ben diversa e poche zone la esemplificano meglio di Via Luigi Sturzo, dove le case sventrate dal terremoto espongono ai passanti resti di esistenze quotidiane: venature dei legni dei mobili buoni del salotto, soffitti dipinti di bianco e celeste, una tendina bianca ancora a velare, dopo tutto questo tempo, una finestra divelta, ma col vetro incredibilmente intatto.
Io all'Aquila ho visto una situazione ben diversa e poche zone la esemplificano meglio di Via Luigi Sturzo, dove le case sventrate dal terremoto espongono ai passanti resti di esistenze quotidiane: venature dei legni dei mobili buoni del salotto, soffitti dipinti di bianco e celeste, una tendina bianca ancora a velare, dopo tutto questo tempo, una finestra divelta, ma col vetro incredibilmente intatto.
venerdì 1 aprile 2011
da La Repubblica del 1 aprile 2011
Dall'indagine Microdis - L'AQUILA - finanziata dalla Comunità europea e realizzata dalle università di Firenze, delle Marche e de L'Aquila.
Con quindicimila contatti si è scoperto che:
per il 71% degli aquilani "la comunità è morta assieme al terrremoto"
che il 68% vorrebbe lasciare la propria abitazione attuale
che il 43% della popolazione soffre di stress, una percentuale che arriva al 66% nelle donne
che il 73% denuncia una "totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità"
che il 50% denuncia l'assenza di servizi essenziali.
Con quindicimila contatti si è scoperto che:
per il 71% degli aquilani "la comunità è morta assieme al terrremoto"
che il 68% vorrebbe lasciare la propria abitazione attuale
che il 43% della popolazione soffre di stress, una percentuale che arriva al 66% nelle donne
che il 73% denuncia una "totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità"
che il 50% denuncia l'assenza di servizi essenziali.
martedì 22 marzo 2011
Una carriola di disegni in una serata di immagini, bilanci, musica e circo...
VENERDI 25 MARZO
a partire dalle ore 21,00
PRESSO IL RISING LOVE
(VIA DELLE CONCE, 14 – Metro Piramide ROMA)
“UNA CARRIOLA DI DISEGNI”
A 2 ANNI DAL TERREMOTO DEL 6 APRILE IN ABRUZZO
Portatevi la penna: nel corso della serata si raccoglieranno le firme per la legge di iniziativa popolare scritta dai cittadini Aquilani per la ricostruzione - info: http://www.anno1.org/
In collaborazione con
Consorzio Città dell'Altra Economia
A.I.Li.Co.S.
Rising Love
ORE 21.00
Esposizione di disegni realizzati direttamente a L’AQUILA "sul campo", dal progetto UNA CARRIOLA DI DISEGNI, ideato e coordinato da Marco Preziosi, con l'appoggio dell'Assemblea Cittadina de L'Aquila, a testimonianza e denuncia della drammatica situazione nella città e nelle altre zone colpite dal sisma del 6 Aprile 2009:
Seguono proiezioni e interventi di carattere informativo e documentaristico, per non dimenticare, mai, una situazione di estrema emergenza per le popolazioni colpite, che è tutt'ora gravissima, nonostante non faccia più notizia su giornali e televisioni.
ORE 22.00
PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO:
"Radici - L'Aquila di cemento"
Regia di Luca Cococcetta www.lucacococcetta.it
Sceneggiatura di Daniela Braccani, Luca Cococcetta, Bonifacio Liris, Iginio Tironi
Visual di Carlo Nannicola.
Durata: 36'
In collaborazione con TvUno e con Laquila99.tv.
“Un documentario incentrato sul tema della “sostenibilità”. La questione ambientale, urbanistica, sociale, psicologia e legale nel post terremoto dell'Aquila. Una indagine sul concetto di città e sulla forma che assume dopo un evento improvviso di “frattura temporale” come è stato quello del sisma del 06 aprile 2009, sulla generazione di “nuove periferie” secondo un modello “decentralizzante” sempre più in conflitto sia con la Città Storica sia con i Centri Minori.
L’impatto psicologico e sociale che il sisma ha avuto sulla popolazione coinvolta. Il pericolo delle infiltrazioni della malavita nella realizzazione delle opere di costruzione e ricostruzione degli edifici. Infine la necessità della trasparenza nei procedimenti decisionali amministrativi, della partecipazione della cittadinanza ai processi che riguardano la pianificazione del territorio e della condivisione delle
scelte.”
Sarà presente il regista
con il contributo di A.I.Li.Co.S.
associazione italiana per la libera comunicazione sociale
a seguire, dale ore 22.30
THE REGGAE CIRCUS **special EARTHQUAKE edition**
Di Adriano Bono www.myspace.com/adrianobono
Per il programma musical/circense completo fare riferimento a http://www.facebook.com/event.php?eid=159283687458505
In collaborazione con
Consorzio Città dell'Altra Economia
A.I.Li.Co.S.
Rising Love
"IL BUCO NERO" - di Giuseppe Caporale - Garzanti
Nel buco nero dell'Abruzzo
Fonte: DARIO PAPPALARDO - la repubblica
Martedì 22 Marzo 2011
L´inchiesta di Giuseppe Caporale sul terremoto del 2009
Accanto all´inchiesta, però, Caporale propone anche squarci di umanità. Francesca, che vuole disegnare L´Aquilacome i colleghi architetti e alcuni disegnatori, che – scortati dai vigili del fuoco – si muovono tra quello che resta con matite e taccuino. E poi il "popolo delle carriole" che, una domenica di febbraio 2010, con i caschetti in testa raccoglie cumuli di macerie da portare via. «Mi venne da piangere, ma non ci riuscii nemmeno quella volta», annota il giornalista, che impronta tutto il suo racconto al rispetto del dolore dei cittadini abruzzesi e al pudore dei propri sentimenti. Secondo il rapporto di Legambiente, L´Aquila e gli altri 56 comuni saranno liberi dalle rovine nel 2079.
Fonte: DARIO PAPPALARDO - la repubblica
Martedì 22 Marzo 2011
L´inchiesta di Giuseppe Caporale sul terremoto del 2009
Sulle cartine appese nelle aule delle scuole non si vede, ma in Abruzzo c´è un buco nero.
Un vuoto formatosi il 6 aprile 2009, alle 3.32, con il terremoto che ha ucciso 309 persone,
trasformato 80 mila abitanti in profughi, polverizzato L´Aquila e altri 56 comuni. È "Il buco nero"
che dà il titolo al libro di Giuseppe Caporale (Garzanti, pagg. 200, 14,50), che ricostruisce nonsolo quei giorni apparentemente lontani, spariti dai servizi nei tg, ma anche il prima e il dopo.
Quello che si poteva fare per prevenire e quello che non si è fatto poi.
Perché Caporale, che ha raccontato su Repubblica le cronache dal sisma, apre i cassetti dei dossier, delle vecchie perizie lasciate a ingiallire. Bussa alla porta del professore di Scienze delle costruzioni che conosce il motivo di ogni crollo, a quella del magistrato che indaga sulla Commissione Grandi Rischi e del sismologo che aveva previsto tutto. Per almeno quattro mesi precedenti al disastro, la terra ha tremato senza che Protezione Civile approntasse un piano di prevenzione e un´evacuazione. «Tutti sapevano», scrive l´autore. Tutti sapevano della fragilità degli edifici del centro storico aquilano e dei paesini intorno, delle carenze strutturali della Casa dello studente, dell´ospedale San Salvatore senza agibilità. Questo prima. Ma il peggio, forse, doveva ancora arrivare. Per buona parte del libro, Caporale fa il punto sulla macchina del dopo catastrofe: le mani sul terremoto. Quella rete "gelatinosa", di appalti irregolari e abusi che vede la Protezione civile come principale, negativa protagonista. L´Abruzzo diventa il laboratorio "esemplare"dell´Italia degli ultimi anni, dove si sperimentano a tempo di record nuove forme di corruzione e dove l´emergenza diventa un lasciapassare per scavalcare etica e leggi. È un sistema chetocca il punto più basso della sua rappresentazione con le risate intercettate del direttore tecnico dell´impresa Opere Pubbliche e Ambiente Spa, Francesco Maria De Vito Piscicelli che la notte stessa del sisma, ghigna al telefono pensando ai possibili profitti.
Accanto all´inchiesta, però, Caporale propone anche squarci di umanità. Francesca, che vuole disegnare L´Aquilacome i colleghi architetti e alcuni disegnatori, che – scortati dai vigili del fuoco – si muovono tra quello che resta con matite e taccuino. E poi il "popolo delle carriole" che, una domenica di febbraio 2010, con i caschetti in testa raccoglie cumuli di macerie da portare via. «Mi venne da piangere, ma non ci riuscii nemmeno quella volta», annota il giornalista, che impronta tutto il suo racconto al rispetto del dolore dei cittadini abruzzesi e al pudore dei propri sentimenti. Secondo il rapporto di Legambiente, L´Aquila e gli altri 56 comuni saranno liberi dalle rovine nel 2079.
lunedì 21 marzo 2011
Una carriola di disegni a Lisbona
Gli Urban Sketchers si incontreranno a Lisbona dal 21 al 23 luglio prossimo per il secondo simposio internazionale, tre giorni di workshop con disegnatori da tutto il mondo. Il mio piccolo contributo sarà una presentazione sull'esperienza dell'Aquila come reportage disegnato collettivo. Spero di raccogliere altri disegni in un prossimo appuntamento primaverile.martedì 1 marzo 2011
Homeless

La casa non l’hanno persa solo gli umani: la zona rossa è percorsa da aquilani a quattro zampe che annusano i ricordi della vita di prima del sisma.
Ogni tanto uno di loro ci affianca e fa un pezzo di strada con noi, guardandoci da sotto in su come per valutare se potremmo essere un nuovo branco di cui valga la pena far parte…
Ci guardano disegnare un po’, poi spariscono nei nuovi percorsi che crolli e puntelli hanno disegnato nel centro storico, o raggiungono gli altri randagi in giro per la città.
Questo si era trovato un posticino tranquillo in Piazza Duomo, a ridosso di un angolo della facciata della Chiesa delle Anime Sante.
venerdì 18 febbraio 2011
Onna - 10 ottobre 2010
Daniela, presente al raduno del 10 ottobre, invia un suo disegno e un suo pensiero.
"Nel primo pomeriggio arrivo ad Onna, già con un carico emozionale sentito per la visita al centro storico dell’Aquila.
"Nel primo pomeriggio arrivo ad Onna, già con un carico emozionale sentito per la visita al centro storico dell’Aquila.
Qui la sensazione di sgomento, vuoto e silenzio, mi avvolge ancora più profondamente; nel vedere tanta devastazione, alla vista delle macerie, mi sembra di violare l’intimità del vissuto di ciò che resta, quasi ad entrare in casa di qualcuno senza alcun permesso.
Nel villaggio che è stato costruito dalla comunità trentina, osservo una donna che con tanto amore e dolcezza sistema, con piccoli fiori colorati, le aiuole in quel fazzoletto di giardino: una cura così meticolosa che ancora conservo nel cuore."
Daniela Orlandi
mercoledì 9 febbraio 2011
Una carriola di disegni su Animals
sabato 5 febbraio 2011
percorso
Il breve percorso che è simile a tanti altri e che da tanti, troppi mesi non è cambiato e per tanto tempo ancora non cambierà. La porta sarà sempre chiusa e la chiave inservibile. Sotto la neve o sotto il sole, L'Aquila è tutta un percorso reticolato, sorretta- e resa prigioniera- da migliaia di impalcature.
Che ancora escludono gli abitanti di queste case orfane. E' incredibile che queste opere imponenti e inquietanti non siano sufficienti a rendere praticabile la città ai suoi abitanti; L'Aquila è ancora off-limits.
giovedì 3 febbraio 2011
A bocca aperta
giovedì 13 gennaio 2011
LA BELLA ADDORMENTATA: L'AQUILA
Una volta le mamme e le nonne raccontavano fiabe ai loro bimbi. Si raccontava di principesse e principi, re e regine, castelli incantati dove, grazie alle fate e alle magie si scioglievano i sortilegi e alla fine tutti continuavano la loro vita “felici e contenti”.
Non so se succede ancora, non sono mamma, non sono nonna, ma spero proprio di sì.
E comunque voglio raccontarvi una storia dei nostri giorni.
Nel nostro paese esiste una Bella addormentata che, silenziosa, si trova in questa condizione da quasi due anni.
Nella favola della nostra infanzia il castello della principessa addormentata, veniva ricoperto da un intricata vegetazione che lo nascondeva agli occhi dei viandanti. Ma un principe, per una magia, riuscì a vederlo e coraggiosamente passò tra i fitti rami del bosco riuscendo infine a svegliare la principessa con il suo amore e... ovviamente vissero felici e contenti.
Anche nella mia storia la vegetazione rigogliosa sta coprendo la Bella , anzi a primavera se non si farà qualcosa aumenterà rapidamente.
In questa storia non possiamo sperare nell’intervento di fate e magie, bisogna indicare la giusta via al nostro eroe.
Ma quale eroe?
Non vedo principi, vedo un nero cavaliere circondato da cortigiani e staffieri corrotti e bugiardi. Vedo , vagare qua e là, altri cavalieri, ma questi sono un po’ male in arnese e i loro vessilli hanno un colore incerto. Addirittura sembra che un giorno siano di un colore e il giorno dopo di un altro, così come gli stemmi. Girano su striminziti ronzini e vivono alla giornata senza grande coraggio.
E allora come fare per svegliare la Bella Principessa?
Per i sudditi del castello è ora di cercare un principe, bello e coraggioso, che la aiuti ad uscire dal suo torpore, e se non è proprio principe, ma solo barone o conte, gettategli sulle spalle un mantello turchino e promuovetelo sul campo Principe Azzurro.
Anzi vi dico di più, prendetene 10, 100 , 1000 di questi principi, perché sicuramente a ben cercare li troverete e chi potrà e vorrà andrà con loro. Poi tutti insieme li accompagneremo e li aiuteremo a distruggere la vegetazione che è cresciuta per nascondere quello che invece non deve essere celato e finalmente sveglieremo la Bella addormentata.
Ma per carità fate presto!
Per l’amata fanciulla potrebbero essere fatali altri mesi di sonno, come quelli appena passati.
Facciamo finire anche questa storia con un lieto fine.
Facciamo in modo che la Principessa ritorni bella e vitale come è sempre stata!
Non so se succede ancora, non sono mamma, non sono nonna, ma spero proprio di sì.
E comunque voglio raccontarvi una storia dei nostri giorni.
Nel nostro paese esiste una Bella addormentata che, silenziosa, si trova in questa condizione da quasi due anni.
Nella favola della nostra infanzia il castello della principessa addormentata, veniva ricoperto da un intricata vegetazione che lo nascondeva agli occhi dei viandanti. Ma un principe, per una magia, riuscì a vederlo e coraggiosamente passò tra i fitti rami del bosco riuscendo infine a svegliare la principessa con il suo amore e... ovviamente vissero felici e contenti.

Anche nella mia storia la vegetazione rigogliosa sta coprendo la Bella , anzi a primavera se non si farà qualcosa aumenterà rapidamente.
In questa storia non possiamo sperare nell’intervento di fate e magie, bisogna indicare la giusta via al nostro eroe.
Ma quale eroe?
Non vedo principi, vedo un nero cavaliere circondato da cortigiani e staffieri corrotti e bugiardi. Vedo , vagare qua e là, altri cavalieri, ma questi sono un po’ male in arnese e i loro vessilli hanno un colore incerto. Addirittura sembra che un giorno siano di un colore e il giorno dopo di un altro, così come gli stemmi. Girano su striminziti ronzini e vivono alla giornata senza grande coraggio.
E allora come fare per svegliare la Bella Principessa?
Per i sudditi del castello è ora di cercare un principe, bello e coraggioso, che la aiuti ad uscire dal suo torpore, e se non è proprio principe, ma solo barone o conte, gettategli sulle spalle un mantello turchino e promuovetelo sul campo Principe Azzurro.
Anzi vi dico di più, prendetene 10, 100 , 1000 di questi principi, perché sicuramente a ben cercare li troverete e chi potrà e vorrà andrà con loro. Poi tutti insieme li accompagneremo e li aiuteremo a distruggere la vegetazione che è cresciuta per nascondere quello che invece non deve essere celato e finalmente sveglieremo la Bella addormentata.
Ma per carità fate presto!
Per l’amata fanciulla potrebbero essere fatali altri mesi di sonno, come quelli appena passati.
Facciamo finire anche questa storia con un lieto fine.
Facciamo in modo che la Principessa ritorni bella e vitale come è sempre stata!
martedì 11 gennaio 2011
macerie e qualche pensiero
sabato 25 dicembre 2010
giovedì 23 dicembre 2010
In un cantiere

In un cantiere un operaio deve muoversi e lavorare in sicurezza ed efficienza. L’area è assoggettata a tanti regolamenti che ordinano i singoli gesti, li condizionano. Tutto è spersonalizzato e asettico nell’ordine matematico di una impalcatura o di una recinzione. Durante le nostre visite tutto era in silenzio e senza operai al lavoro.
La monotonia di queste zone tutte molto simili non ha però impedito ad alcune persone comunque di ritrovare le ragioni di una festa e la voglia di fare un augurio beneaugurante con questa parentesi natalizia che ininterrottamente continua ad decorare l’ingresso del palazzo e si mostra ai soli addetti ai lavori.
Le macerie perdono quel qualcosa di sinistro e l'Aquila comunque ci fa gli auguri
Grazie.
mercoledì 22 dicembre 2010
I Carriolanti
Ai carriolanti e a tutti gli aquilaniAuguri a tutti di Buone Feste e
soprattutto di un Felice e Sereno anno nuovo.
Sperando che qualcosa nel nostro provato Paese cominci di nuovo a funzionare, che riescano ad emergere e a far sentire la loro voce persone corrette , motivate, innovative e... perchè nò anche agguerrite, ma non aggressive.
Sperando che i giovani ritrovino il loro futuro, la gente ritrovi la propria cultura, gli aquilani ritrovino la loro città, e tutti ritrovino la serenità e il piacere di vivere in una Italia che potrebbe ritornare ad essere bellissima.
Una fila di caschetti rossi...
Una fila di caschetti rossi...
Disegnatori al lavoro....
Colori e rovine....
Testimonianza...
Un augurio...
Disegnatori al lavoro....
Colori e rovine....
Testimonianza...
Un augurio...
venerdì 17 dicembre 2010
Senza copertura
L'Aquila: disegnare per non dimenticare
Sulla rivista TERRA NUOVA di Dicembre c'è un lungo articolo di Filippo Tronca sui disegnatori dell'Aquila dal titolo "L'Aquila: disegnare per non dimenticare"
venerdì 3 dicembre 2010
Porta Bazzano e la basilica di Collemaggio
10 ottobre. Porta Bazzano nel Quarto di Santa Giusta. Uno degli accessi alla zona rossa chiuso dalle recinzioni e presidiato dai militari e Il campanile della Basilica di Collemaggio
venerdì 26 novembre 2010
Aquila. Nec recisa recedit

Data 6 aprile 2009 Ora 3:32:39 (CEST) Profondità 8,8 km Epicentro Tra L'Aquila, Tornimparte e Lucoli (AQ, Italia)42°22′N 13°28′E / 42.367°N 13.467°E / 42.367; 13.467(Terremoto del 6 aprile 2009) Nazioni colpite Italia Intensità Mercalli VIII-IX Tsunami No Vittime 308 morti,[1] 1500 feriti e 65.000 sfollati.
Il capobranco seguì il gattino Lillo. La palletta di pelo scura come friabile nero di scisto si sentiva strano dalla notte prima, dal 5 aprile 2009.
Ero sveglio il 6 mattina dalle due e qualcosa, rovesciato su un divano dove strapazzavo la coperta porporina dell’insonnia. Poi cigolò la rete e il lampadario.
Lillo sentì piovere calcinacci come la grandine di ferragosto, intere abbazie sbriciolate, correva forte. Fabrizio telefonava ai parenti al centro città, ma le linee erano interrotte. Piangeva ed era un uomo avvezzo, un abruzzese tosto un uomo della montagna scolpito dal carbone e dalla paura. Correva e andò alla casa del padre. Si, era ancora vivo, respiravano i fornelli, si sentiva la puzza di una bomba. La cattedrale di San Massimo era sventrata da dentro, gli affreschi caduti sugli inginocchiatoi, gli inginocchiatoi reclinati come un cavallo ferito in una giostra di un picasso. Lillo aveva lasciato il branco lì fuori e solo il corpo, ed era un fulmine di periferia, mentre i vicoli piegavano quella smania silenziosa, quell’appartenenza al cuore ancestrale della sua città, quelle ciotole e gli inginocchiatoi gli fornivano l’ identità assoluta, erano la culla dei sogni e delle battaglie. Nec recisa recedit (neanche spezzata retrocede).
Marina aveva partorito da poco, aveva il mutuo e una vita già incerta, fatta di rinunciare alla pizza il sabato, fatta di venerazioni ingenue alla madonna, il suo cuore era innaffiato dalla dolcezza delle lacrime. Luigi lo perse così, ritrovato vicino alla stufa in un abbraccio incomprensibile. Perse il marito che aveva 29 anni e lei 21, soffiava il traghettatore della morte.
Enrico portava gli avanzi delle notti a Lilletto e alla truppa, Caronte lo prese mentre aveva una bustaccia di plastica con dentro pane raffermo, grasso di carne e lischette di triglie. Cadde una insegna che gli fracassò l’osso occipitale, si sentivano le urla delle prime ambulanze, si bazzicava il fuggi fuggi in quella violenza che ancora non si percepiva nel montare notturno dell’orrore.
Lette le prime ansa, compresi. gli uomini e le donne di buona volontà seppero da subito che si trattava di una immane tragedia, seppero subito che sarebbe stata una tragedia dimenticata prima di cominciare.
PISCICELLI: si
GAGLIARDI:...oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito...non è che c'è un terremoto al giorno
P:..no...lo so (ride)
G:...così per dire per carità...poveracci
P:..va buò ciao
G:...o no?
P:...eh certo...io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto
G:...io pure...va buò...ciao.
Enzo faceva il portantino al San Salvatore, le carovane di feriti arrivati da soli, trasportati da ambulanze e camionette, dalle auto dei familiari. Si fece 30 gessi da solo in una notte e non smise finché non lo portarono via di forza per “pericolo crolli”. Enzo non sapeva che il martirio gli aveva sbriciolato la casa e che ora sarebbe stato davvero solo. In quella notte il tempo sbriciolò tutto in un frame immoto. Il suo pericolo crolli era avvenuto e vaffanculo fatemi aiutare gli altri. Urlava.
“Madre dolcissima, portami nei prati silenziosi, accompagnami negli acquitrini del Fucino in una cantilena di fiori. Madre dolcissima, recami il conforto della tua mano di misericordia, recami nel cielo dei giusti, lasciami insieme ai mie cari defunti al cospetto delicatissimo dei santi.” Maria recitava la sua preghiera ogni sera, prima di svestirsi e andare a letto. Viveva con un figlio che non aveva ancora impiego, gli altri due erano vigili del fuoco e la veneravano, stavano insieme sempre e per sempre al pranzo della domenica. Ad Onna non canteranno più le sue parole, inghiottite dalla travatura di legno della stanza delle preghierine. Di fronte, un solo corpo abbracciato di due ragazzi di sedici e diciotto anni, fuggiti a trovare l’amore in un borgo di fantasie stupide come l’amore che duripersempre . Non sentirono nessun dolore. Nec recisa recedit
"Se parliamo di sollecitazioni di grado e accelerazione pari a quelle registrate all'Aquila, il cemento armato, se fatto a regola d'arte, deve reggere. Non si discute". Dunque, non è neppure un problema di rispetto di norme antisismiche. È un problema di cemento. P. C. è d'accordo. "Purtroppo è così - dice - Quel cemento non era di qualità". Incapace di assorbire e disperdere energia, si è sfarinato come pasta frolla non appena investito da una forza di accelerazione che - spiegano gli addetti - è stata, domenica notte, tutt'altro che irresistibile.
Lillo e il branco felino non discussero mai di politici e di preti, di parlamento e di curie, di protezione civile e di onoranze funebri di altissimi prelati. Erano gatti scafati e ci vuole pochissimo a sapere che è solo gente che ci vuol mettere il cappello. E lo fa male, con la faccia di bronzo e non si dice altro perchè i gatti son brave persone. Nelle briciole di oggi hanno solo un impegno gattabondo da condividere: riconsegnare casa, lavoro, dignità a un popolo che ha troppo penato e che ha continuato a portare loro gli avanzi e i pescetti più buoni, trattenuti e chissà come, da chi ha un’anima senza fine. Dare di nuovo Aquila agli aquilani.
Vestiti messi ad asciugare da una ragazza con il volto scavato in un sorriso, ha un bimbo di tre mesi e il sole la bagna e la fa bellissima. Si specchia la neve di novembre sulle parziali bellezze di passaggio, le oche e le gru dipingono il cielo di certezze, e impreziosiscono le piume.
Lillo e il suo branco svelto di spettinati mici, maneggiano chi una matita, chi un taccuino od una penna, chi una vanga e una carriola. Semplicemente e senza smettere un istante e fino a che, tutto sarà di nuovo, semplicemente “giusto”. Nec recisa recedit.
Angelo Meschini
sabato 20 novembre 2010
20 novembre 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)














